Prendi me, una prenotazione, un biglietto totale di 40 euro, un'ipotesi di un concerto che secondo me era in una specie di teatro.
Prendi una giornata calda e afosa.
Mandami con un fido compagno, la mia prenotazione e 40 euro in tasca.
Scopri che di soldi non ne spendi 40, ma la metà; scopri che il posto non è un teatro, ma un locale sotterraneo minuscolo coi soffitti a volta di mattoni rossi con tanto di angolo bar; che hai 2 sedie in prima fila davanti a un pianoforte un po' sgangherato.
Metti che esci a fumare prima che il tutto inizi e lo vedi scendere dalla macchina e dici "ma questo qui oggi deve cantare? Con quella faccia lì?"
Certo, finché non sale, e inizia a pizzicare a mano le corde del pianoforte.
E io talmente vicina al palco che ci poggio i piedi sopra, e sento lui che batte il ritmo, e il pianoforte che mi manda le vibrazioni sotto la suola.
Mi faccio abbracciare da quella voce calda quando vuole lui, cattiva quando vuole lui, pungente quando vuole lui, ma mai invadente, mai stonata, mai osata.
E cerco di capire i suoi virtuosismi senza vedergli le mani, immaginando e basta.
Vedo il suo tatuaggio sul braccio perché fa talmente caldo che ha la camicia praticamente bagnata.
Conosco poco di quello che ha deciso di suonare, e nonostante tutto ne voglio ancora, e ancora.
E infine mi faccio ringraziare a viva voce, perché il minimo che potessi fare, era potermi complimentare.
E torno a casa col cuore riscaldato, e i lati della bocca all'insù.
Ve l'ho detto, che andare ai concerti mi fa bene.
Prendi una giornata calda e afosa.
Mandami con un fido compagno, la mia prenotazione e 40 euro in tasca.
Scopri che di soldi non ne spendi 40, ma la metà; scopri che il posto non è un teatro, ma un locale sotterraneo minuscolo coi soffitti a volta di mattoni rossi con tanto di angolo bar; che hai 2 sedie in prima fila davanti a un pianoforte un po' sgangherato.
Metti che esci a fumare prima che il tutto inizi e lo vedi scendere dalla macchina e dici "ma questo qui oggi deve cantare? Con quella faccia lì?"
Certo, finché non sale, e inizia a pizzicare a mano le corde del pianoforte.
E io talmente vicina al palco che ci poggio i piedi sopra, e sento lui che batte il ritmo, e il pianoforte che mi manda le vibrazioni sotto la suola.
Mi faccio abbracciare da quella voce calda quando vuole lui, cattiva quando vuole lui, pungente quando vuole lui, ma mai invadente, mai stonata, mai osata.
E cerco di capire i suoi virtuosismi senza vedergli le mani, immaginando e basta.
Vedo il suo tatuaggio sul braccio perché fa talmente caldo che ha la camicia praticamente bagnata.
Conosco poco di quello che ha deciso di suonare, e nonostante tutto ne voglio ancora, e ancora.
E infine mi faccio ringraziare a viva voce, perché il minimo che potessi fare, era potermi complimentare.
E torno a casa col cuore riscaldato, e i lati della bocca all'insù.
Ve l'ho detto, che andare ai concerti mi fa bene.




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