Premessa: scrivo il mio post alle 10 e mezza del mattino perché ho già le scatole piene ma riesco ancora a mantenere un decente livello di ironia. Quindi se dovesse succedermi qualcos'altro da qui a quando me ne andrò, passerà alla memoria, sempre se non sia inevitabile riportarvelo.
# 1.
Oggi finalmente mi è arrivato il bonifico mensile.
Devo saldare un debito, pagare le bollette, comprare sabbia e crocchette, pagare l'affitto, pagare il riscaldamento, mangiare, si suppone. Qualcosa mi dice che tra 15 giorni avrò finito i soldi.
# 2.
Fusa dal cambio d'ora, dal tepore primaverile (non eravamo in autunno?), sto andando a dormire intorno alle 22 e 30. Orario assolutamente ridicolo, mi sento vecchissima.
Insomma se avete qualcosa di urgente da dirmi, fatelo prima di quell'ora.
# 3.
Oggi sono uscita di casa un po' prima del solito, quindi non ho preso il solito autobus -in ritardo- ma quello prima, che essendo ancora in orario "lavorativo" è più affollato di quello che lo segue.
Ed ecco la scena che mi si para davanti: "scende alla prossima? Scende alla prossima? Scende alla prossima?"
Hanno terrore, paura, orrore di rimanere in quell'autobus un minuto di più.
Mi hanno detto che hanno inventato una parola che si chiama "permesso" e serve proprio in questi casi.
Non mi sfrangiare le palle quando siamo ancora al semaforo perché le questioni sono due:
- sono davanti alla porta perché non ho altro posto fisico dove mettermi. Preferisci che mi metta in braccio al signore? EH?
- se ho le cuffie è molto, molto, molto probabile che se mi parli non ti senta. Quindi non parlarmi, tonta. Pensa a trovare una via d'uscita d'emergenza per non rimanere bloccata sul 12 per l'eternità.
# 4.
E infine ultima ma non per importanza.
Ok, chiamiamola La Fata Turchina, e diamole questo soprannome per via di una giacca di questo bel turchese acceso. Giacca che peraltro si ostina a mettere nel MIO ufficio perché - dice - nel suo non c'è l'attaccapanni. Pace, io la mia giacca la metto nella sedia.
Insomma, la Fata Turchina secondo me è un po' fuori di testa, entra qui dentro senza bussare, e i primi giorni addirittura neanche salutava.
Il destino ha voluto che un giorno ci incontrassimo alla macchinetta del caffè e che lei non avesse la chiavettina coi soldi, così ha usato la mia, e il giorno dopo m'è stata alle costole finché non ha saldato questo debito che le pendeva sulla testa tipo spada di damocle, di 30 centesimi di euro.
La Fata Turchina secondo me è in pesante menopausa, è convinta che il mio tirocinio sia una perdita di tempo, si lamenta che nel mio ufficio c'è troppo caldo (ma che problema ti fa? o forse si preoccupa per la sua giacca) e se devo dirvela tutta mi sta profondamente sulle palle. Il problema è che ignoro totalmente il suo ruolo, per quanto ne so potrebbe pure essere la dirigente dei dirigenti, quindi devo mordermi la lingua.
Stamattina sono arrivata e ho capito che era in ufficio perché quella cazzo di giacca è appesa nell'attaccapanni. Dopo un po' passava nel corridoio e col suo fare simpaticissimo:
FT: ah, ma allora ci sei. Ho visto che non c'era nulla sulla scrivania, pensavo non ci fossi.
Leda: (ma dai? infatti non c'ero) Eh, sono arrivata poco fa.
FT: fin quando è che devi stare qua?
Leda: (MUAHUHAUAH) Fino a Dicembre.
FT: ah... Fino a Dicembre.
Leda: Già.
FT: ....
E poi che fa? Va nella sala del fotocopiatore e rimane qualcosa come 10 minuti a canticchiare una non so che di musichetta inquietante. Il non alzarmi e chiudere la porta, o il non urlare BASTA hanno richiesto molto autocontrollo.
E' anche vero che una fata e una strega difficilmente vadano d'accordo.
Capite perché ho scritto il post così presto.